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La rinascita: una volontà collettiva

Nei primi mesi del '44 la morsa dell'occupazione nazista, benché sempre oppressiva nella nostra zona, si allentò. Il grosso delle truppe, infatti, si era spostato verso Palena lasciando sui nostri monti alcuni presidi strategici per il controllo del territorio.

Spinti dal bisogno impellente di recuperare tra le macerie delle proprie abitazioni quei pochi beni di sopravvivenza ( qualche sacco di grano o di granoturco, di patate, di fagioli, olio, lardo, ecc...), opportunamente nascosti al momento dell'abbandono forzato delle case, molti capifamiglia sfollati nei paesi del Basso Sangro, dove già era arrivata l'avanguardia alleata, spesso, notte tempo, si azzardavano a rientrare in paese. I rischi erano altissimi e molto seri. Infatti, alcuni concittadini furono uccisi dalle mine o dalle raffiche impietose delle mitragliatrici nemiche.

Questo scenario di terrore non scoraggiò i monteneresi nella ricerca della normalità.

E anche l'Amministrazione Comunale, benché privata del "Municipio", sbriciolato dalle mine e con gli archivi ancora sepolti sotto un cumulo di macerie e di detriti di ogni genere, coperti da una spessa coltre di neve, provvide a fare un primo inventario della situazione, a ristabilire i contatti necessari con gli organi di governo e cercò un locale in cui operare. Inoltre, approntò un sommario piano preliminare per riattivare i servizi essenziali del paese.

L'8 agosto 1944 l'Amministrazione comunale fu in grado di stilare la sua prima delibera post-occupazione per la Prefettura di Chieti, attinente all'approvazione del bilancio preventivo per l'esercizio 1944. Ne pubblichiamo il testo integrale originale conservato presso gli archivi del Comune di Montenerodomo

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